di Manuela Pelati

Un segno nelle vie della città, un omaggio alla libertà di stampa. La toponomastica del Comune di Roma avrà una via dedicata a Carlo Casalegno, come ha stabilito il 17 settembre 2026 la Commissione capitolina urbanistica su proposta del consigliere Danio Nanni. La strada intitolata al vicedirettore del quotidiano La Stampa, ucciso dai terroristi delle Br nel 1977, sarà nei pressi di Largo dei Navigatori. Un omaggio alla memoria di Casalegno a quasi 50 anni dalla tragica morte e una traccia nella Capitale, la città dove da decenni è assegnato il Premio giornalistico dal nostro Rotary Club Nord Ovest. Iniziativa promossa e istituita dal socio Patrizio Amore che purtroppo ci ha lasciati quest’anno.

Chi era Casalegno

Carlo Casalegno fu ucciso dalle Brigate Rosse il 29 novembre 1977, dopo essere stato colpito da quattro proiettili alla testa nell’androne di casa a Torino e rimasto agonizzante 13 giorni all’ospedale Molinette prima di morire. Con lui non fu colpito soltanto un uomo, ma fu violentata la libertà di pensiero. Il vicedirettore de “La Stampa” durante gli anni Settanta, attraverso la rubrica “Il nostro Stato”, difendeva a gran voce la democrazia e la legalità, sostenendo la necessità di una risposta ferma e senza compromessi al terrorismo.

Mesi prima di essere ucciso si era occupato delle Brigate Rosse dopo un attentato alla Fiat Rivalta: «Le Br – scriveva -, minoranza ribelle e violenta collocata oltre la sinistra extraparlamentare, divisa fra le rivolta fino a sé stessa e le velleità rivoluzionarie, che unisce teppisti e fanatici e che persegue attraverso il crimine, la politica del tanto peggio, del tanto meglio». Parole dure quelle del giornalista che si sentiva in trincea e combatteva con le parole. Era stato anche partigiano e al suo direttore, Arrigo Levi che voleva dargli la scorta, aveva detto: «Non ho paura dei brigatisti, come potrei quando non temevo i nazifascisti sotto l’occupazione?».

Negli anni precedenti Casalegno si era schiarato per la difesa del divorzio, per l’abolizione dell’ergastolo, aveva chiesto verità e giustizia per la morte dell’anarchico Franco Serantini a Pisa ucciso da detenuto, aveva stigmatizzato il sequestro da parte della magistratura del libro di enorme successo «Porci con le ali», inno di libertà sessuale. Gli articoli che scriveva però erano sempre in difesa dello Stato contro la violenza e le tesi del Movimento giovanile dell’epoca.

Torinese di nascita e di formazione, studiò al liceo classico Massimo d’Azeglio e si laureò in Lettere all’Università degli Studi di Torino. Durante la Resistenza aderì al Partito d’Azione e collaborò al quotidiano “Italia libera”. L’esperienza partigiana e la cultura della collettività segnarono profondamente la sua visione della democrazia e dello stato nato con la Repubblica, da difendere sempre attraverso la legalità. Ma gli Anni di Piombo erano segnati da un’estrema tensione sociale in cui la violenza politica sembrava voler scardinare le fondamenta della Repubblica.

Gli Anni di Piombo

Nel 1976, a Torino, si aprì il maxiprocesso alle Brigate Rosse nella ex caserma di corso Ferrucci. La tensione in città era altissima. L’avvocato Fulvio Croce, che aveva accettato la difesa d’ufficio dei brigatisti, venne assassinato. Le minacce dei terroristi puntavano a bloccare la giustizia a tutti i costi e furono molti i giudici che rinunciarono all’incarico per il timore di ritorsioni. In questo scenario di fragilità istituzionale, l’ex partigiano scelse di non tacere, denunciando l’immobilismo e richiamando lo Stato e la collettività alle proprie responsabilità. . Il 25 ottobre 1976 pubblicò “Quando la paura è colpa”, un articolo in cui spiegava che solo il timore collettivo può dare la vittoria ai terroristi. La chiave del suo pensiero era proprio nel dire “nostro” riguardo allo Stato costruito a partire dalla quotidianità dei cittadini, come spiegava in un filmato conservato nella Cineteca Rai.

Casalegno sosteneva pubblicamente la cosiddetta “linea della fermezza”. Nessuna trattativa con i terroristi, nessuna ambiguità morale verso la lotta armata. Le Brigate Rosse lo individuarono come bersaglio simbolico e decisero l’uccisione invece della “gambizzazione”, con la quale colpirono pochi mesi prima, un altro grande giornalista, Indro Montanelli, allora direttore del “Il Giornale”.

La scia di sangue

L’uccisione di Carlo Casalegno inaugurò una scia di sangue che avrebbe visto, tre anni dopo, una dinamica simile nell’assassinio di Walter Tobagi, ucciso a Milano il 28 maggio 1980 per mano della Brigata XXVIII marzo. Ma negli anni successivi, grazie anche alla collaborazione dei “pentiti”, tra cui lo stesso Patrizio Peci capo delle Br che decise del suo assassinio, lo Stato riuscì a piegare i terroristi. I processi alle Brigate Rosse portarono a numerose condanne e segnarono un passaggio decisivo nel contrasto alla lotta armata.

L’omicidio Casalegno è segnato anche da un dramma privato. Quando Carlo morì, il giorno del 34esimo compleanno deI figlio Andrea, quest’ultimo, anche lui giornalista, era un militante di Lotta Continua, formazione della sinistra extraparlamentare. Il padre rappresentava la cultura azionista, la difesa delle istituzioni repubblicane, il figlio era schierato nell’area della contestazione radicale. La contrapposizione era il riflesso di una frattura generazionale che attraversava l’intero paese. Passarono molti anni prima che Andrea riconobbe al padre il rigore morale e la coerenza riconoscendo come quella fermezza, distante dalle sue posizioni giovanili, fosse guidata da un profondo senso di responsabilità civile.

Il Premio giornalistico Casalegno

Il Premio Casalegno, il riconoscimento giornalistico promosso dal Rotary Club Nord Ovest, è nato nel 1980 per onorare il giornalismo etico, assegnato annualmente ai professionisti che si sono distinti per l’impegno civile e la ricerca della verità. Tra i vincitori illustri ci sono Indro Montanelli, Enrico Mentana, Bruno Vespa e Piero Angela.

Nel 2010 al premio si sono aggiunti riconoscimenti agli enti impegnati per il bene della società come l’Istituto Mario Negri, Medici Senza Frontiere, i Carabinieri del Nucleo Ambiente, la Protezione Civile per l’aiuto dopo il terremoto di Amatrice e tutti i medici e infermieri che sono stati una presenza fondamentale durante il Covid.

Nelle edizioni più recenti, spiccano i premi assegnati ad altri grandi giornalismi come Fausto Biloslavo nel 2023, per il suo coraggio come inviato di guerra, e a Milena Gabanelli nel 2024, per la sua capacità di cercare la verità attraverso il giornalismo d’inchiesta. La 47ª edizione del 2025 è stata vinta da Fiorenza Sarzanini, condirettrice del Corriere della Sera, che già negli anni ’90 vinse nella Categoria Giovani.

A maggio 2027 si svolgerà la 49ª edizione del Premio Casalegno. Il riconoscimento per omaggiare chi difende democrazia e libertà attraverso la forza delle idee e delle parole.

Staff Rotary
Author: Staff Rotary